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(aggiornamento al: 12 gennaio 2012)

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Ortofrutta d'Italia, organizzazioni di produttori riunite

Il progetto del Cso per la promozione dell'ortofrutta nazionale verrà presentato il 25 gennaio a Bologna

ortofrutta-d-italia-cso-gen-2012.jpg Mercoledì 25 gennaio, ore 11.00, Hotel Royal Carlton di Bologna Fonte immagine: Cso
Per la prima volta, le organizzazioni dei produttori si uniscono sotto lo stesso marchio 'Ortofrutta d'Italia' e comunicano i loro valori. Il progetto sarà presentato il 25 gennaio alle 11.00 all'Hotel Royal Carlton di Bologna. Il Cso, Centro servizi ortofrutticoli di Ferrara, lancia una grande campagna di comunicazione per favorire la conoscenza e il consumo dei prodotti ortofrutticoli italiani di qualità.L'Italia è il primo produttore di frutta e verdura d'Europa. Un primato importante che ci colloca tra i primi posti al mondo per la produzione di molte specie come i kiwi, le pere, le mele, le pesche e nettarine, le insalate, i radicchi, le carote, gli agrumi, i pomodori e altro ancora. Ma cosa c'è dietro questo primato straordinario? C'è un sistema produttivo, fatto di agricoltori, aziende, imprenditori, innovazione, rispetto per l'ambiente, passione, genuinità e salubrità. Ci sono, insomma, le radici territoriali che hanno reso grande l'agroalimentare italiano.
 

 

 

 

Villa Ottolenghi

Consigliata da Grandi Giardini Italiani

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 Nei pressi di Acqui Terme, disegnato sul morbido profilo delle colline del Monferrato, tra vigneti e boschi, è stato costruito dal 1955 uno dei più straordinari giardini moderni visitabili oggi in Italia, creato da Pietro Porcinai attorno a Villa Ottolenghi, opera di Marcello Piacentini ed altri architetti razionalisti.

 

Il giardino che vive in rapporto alle architetture, è voluto da Astolfo figlio del primo proprietario Arturo Ottolenghi il quale, insieme alla moglie artista Herta von Wedekind zu Horst, aveva fatto costruire la villa e il vicino edificio separato da un prato, e destinato a residenza per artisti. Articolato attorno ai due corpi di fabbrica della villa e degli studi degli artisti, il progetto di Porcinai per il Giardino di Villa Ottolenghi riesce a collegare un sistema di spazi che si presentava frammentato. Dal lato della casa degli artisti l’enorme prato movimentato da una ondulata duna viene racchiuso da un giardino roccioso verso l’ingresso dallo splendido disegno a fiore, mentre lungo il pergolato una lunghissima aiuola di fioriture, conduce lo sguardo verso la metafisica quinta ad archi della casa degli artisti. Nella villa il progetto del giardino integra la maglia quadrata del cortile con una più larga maglia reticolare del grande giardino terrazza aperto con una sinuosa balaustra sul panorama di Acqui Terme. I quadrati del reticolo si riempiono di prato, di fiori e di rose creando una armoniosa scacchiera, mentre i più piccoli quadrati del cortile alternano elementi vegetali a disegni in ciottoli che riprendono il tema delle vigne circostanti, ricordando che Villa Ottolenghi è stato ed è anche luogo di produzione di eccellenti vini.

 

I visitatori di Villa Ottolenghi potranno immergersi nella magica scenografia del parco opera del famoso architetto paesaggista Pietro Porcinai, visitare il mausoleo, o Tempio di Herta, il museo privato degli Ottolenghi, la Cantina. Si inaugura il 7 dicembre 2011 una parte cospicua della mostra antologica dedicata a “Gio’ Pomodoro. Il Percorso di uno scultore: 1954-2001”. Tra le opere dell’artista marchigiano che gli appassionati potranno ammirare in Villa ne spicca una in bronzo di grandi dimensioni, “Due”, che sarà posizionata all’aperto, nei grandi spazi verdi del parco premiato di recente con l’European Heritage Garden Award, mentre all’interno si troveranno altre 13 sculture e acquarelli. La mostra sarà aperta al pubblico dal 7 dicembre 2011 al 29 aprile 2012, sarà visitabile da martedì a venerdì dalle ore 16 alle 18; sabato e domenica dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18. L’ingresso alla mostra è gratuito, mentre la visita della Villa e del Giardino Formale con degustazione vini della Tenuta Monterosso ha un costo di 10 euro.  

Fonte: Grandi Giardini Italiani

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Sommario:

 

. Ortofrutta d'Italia, organizzazioni di produttori riunite

. Luoghi da visitare: Villa Ottolenghi

. Sicurezza alimentare, ortofrutta promossa

. Succhi di frutta, etichetta più chiara

. Clima, niente di fatto a Durban

Sicurezza alimentare, ortofrutta promossa

I dati del ministero della Salute sullo stato sanitario del Paese 2009/2010. I campioni ortofrutticoli irregolari sono stati pari allo 0,8%, in calo rispetto al passato.

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Promossi dal ministero della Salute i prodotti ortofrutticoli. In base ai risultati diffusi Relazione sulla stato sanitario del Paese 2009/2010, il livello di irregolarità è risultato essere pari allo 0,8%.

E, per "irregolari" si intendono i prodotti che superano i Limiti massimi di residui prestabiliti (Lmr), in base al Regolamento comunitario 396/2005 hanno superato l'esame. Tutti promossi, invece, i 101 campioni di baby food.
Tutte le analisi sono effettuate per conto del ministero da laboratori di controllo ufficiali - Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente, Presidi multizonali di prevenzione e Istituti Zooprofilattici Sperimentali - coordinati da 4 laboratori nazionali di riferimento a loro volta collegati ai laboratori comunitari.

Ad attestare lo stato di salute della sicurezza alimentare il sottocapitolo 'Prodotti fitosanitari e sicurezza alimentare' che, insieme ad altri nove, offre un quadro delle condizioni dell'alimentazione e benessere degli animali, delle tecnologie produttive e dei sistemi di controllo.

 

Qualche dato

In base a quanto rilevato dal ministero nell’ambito del Programma nazionale di controllo ufficiale sui residui nell’anno 2009, su un totale di 4.595 campioni ortofrutticoli analizzati ben 4.557 (99,2%) sono regolari. Il numero di campioni di ortofrutticoli non regolamentari è risultato pari a 38 (21 di frutta e 17 di ortaggi) con una percentuale di irregolarità estremamente contenuta, pari allo 0,8%.

Anche per cereali, olio e vino i dati sono confortanti: su 877 campioni analizzati, solo 2 non hanno superato l'esame. Tutti promossi, invece, i 101 campioni di baby food.
Tutte le analisi sono effettuate per conto del ministero da laboratori di controllo ufficiali - Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente, Presidi multizonali di prevenzione e Istituti Zooprofilattici Sperimentali - coordinati da 4 laboratori nazionali di riferimento a loro volta collegati ai laboratori comunitari.

 

Trend positivo

L'Italia, paese a forte vocazione agricola, gestisce ben 7mila autorizzazioni di fitofarmaci rilasciate dal Ministero della Salute coadiuvato dalla Commissione consultiva per i prodotti fitosanitari. Il controllo sui residui rappresenta, quindi, una delle priorità sanitarie nell’ambito della sicurezza alimentare.
Osservando i dati relativi al '93 in cui i campioni irregolari rappresentavano il 5,6% e quelli del '96 quando questo valore si attestava a 2,1 campioni su cento, il dato del 2009 (0,8%) disegna una linea in discesa.
Linea che peraltro, spicca positivamente se paragonata a quella disegnata dalla media europea e offre un quadro nazionale confortante.

 

In senso più ampio

Pur disponendo di una situazione a livello nazionale maggiormente adeguata ad operare in condizioni ordinarie, secondo il rapporto siamo in grado comunque di affrontare le emergenze alimentari.
In merito alle condizioni di sanità animale, infine, sappiamo garantire un livello elevato di salute pubblica, riconducibile secondo il rapporto, all’attività di prevenzione coerente con la strategia europea. 

Michela Lugli

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Succhi di frutta, etichetta più chiara

Il Parlamento europeo approva modifiche alla normativa per fornire informazioni più chiare ai consumatori

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                                      Andrés Perelló Rodriguez, relatore del provvedimento

Regole più attente ai consumatori nell'etichettatura di succhi di frutta e nettari sono state approvate dal Parlamento europeo. Obiettivo: prevenire nomi potenzialmente fuorvianti per succhi misti e diciture varie, quali "senza zucchero aggiunto".

Il Parlamento ha approvato alcune modifiche a una normativa del 2001 (con 585 voti a favore, 33 contrari e un'astensione).

Il relatore Andrés Perelló Rodriguez (S&D, Es), ha dichiarato: "La nostra priorità era di offrire ai consumatori informazioni accurate, in modo che sappiano cosa stanno comprando. Il Parlamento ha svolto un ruolo fondamentale nella messa al bando dell'aggiunta di zucchero in prodotti venduti come succhi di frutta e per chiarire la presenza di zuccheri o dolcificanti in bevande simili".

Succhi di frutta misti

Un mix di due succhi di frutta in futuro dovrà avere un nome che ne rifletta il contenuto. Esempio: una miscela con il 90% di mela e il 10% di succo di fragola dovrà essere chiamata "mela e succo di fragola", mentre attualmente può essere etichettata semplicemente "succo di fragola". Un nome generico come "succo misto" potrà essere utilizzato se ci sono tre o più fonti di frutta.

Zuccheri e dolcificanti

I deputati sanno che i consumatori - in particolare i diabetici, i genitori e le persone a dieta - vogliono indicazioni chiare sulla differenza tra 'succo' e 'nettare' e sulla presenza di edulcoranti.
In futuro, i succhi di frutta non dovranno contenere zuccheri o edulcoranti per definizione. I nettari, invece, che sono a base di purea di frutta con aggiunta d'acqua, potranno averne. Le etichette "senza aggiunta di zucchero" non saranno consentite a nettari che contengano dolcificanti artificiali, come ad esempio la saccarina, per evitare la potenziale confusione.

Puro succo d'arancia?

Molti prodotti venduti come 'succo d'arancia' contengono fino al 10% succo di mandarino, che contribuisce al colore e al gusto. Questa pratica è comune in Brasile e negli Stati Uniti, che detengono una grossa quota del mercato europeo. Per mantenere condizioni di parità, tutti i succhi d'arancia importati, cosi come quelli fabbricati nell'UE, dovranno essere puri per essere venduti come tali, o dovranno includere il mandarino nel nome del prodotto.

Le prossime tappe

Le regole sono state già concordate, in colloqui informali, tra Parlamento e Consiglio, il quale dovrà formalmente adottarle perché entrino in vigore. Tutti i prodotti immessi sul mercato o etichettati prima dell'entrata in vigore potranno ancora essere venduti per 3 anni. Gli Stati membri avranno 18 mesi per aggiornare la loro legislazione nazionale.

Fonte: Parlamento europeo

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Clima, niente di fatto a Durban

Alla conferenza mondiale sui cambiamenti climatici in Sudafrica la montagna ha partorito il topolino: il risultato di 14 giorni di trattative tra 194 Paesi è una roadmap per un accordo globale nel 2015

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A destra Maite Nkoana-Mashabane, ministro sudafricano per gli Affari esteri e presidente del COP17 (©AFP / RAJESH JANTILAL) Fonte immagine: Parlamento europeo

Quando i primi coloni portoghesi e inglesi sbarcarono sulle coste del Natal, quasi non riuscirono a credere a ciò che si parava davanti ai loro occhi: una costa incontaminata di centinaia di chilometri, un porto naturale per proteggere le navi dalle tempeste dell'Oceano indiano, sterminate terre fertili, la promessa di un futuro ricco e stabile.

Per un'ironia della sorte, più di cinquecento anni dopo quel futuro carico di promesse sembra essersi arenato proprio su quelle spiagge dorate dove sorge oggi la città di Durban.

La lotta al cambiamento climatico, la cui riuscita è sempre più identificata come una delle condizioni per assicurare a tutti condizioni di prosperità, benessere e pace, ha subito una parziale battuta d'arresto alla diciassettesima conferenza mondiale sui cambiamenti climatici (COP17), promossa dall'Onu . Scopo dell'incontro, far sedere intorno allo stesso tavolo i delegati di oltre 190 Paesi per discutere del cambiamento climatico in corso e correre ai ripari prima che sia troppo tardi.

Alla conferenza è stato sì raggiunto un accordo, ma privo del coraggio e dell'ambizione necessari per invertire la rotta della crisi climatica globale. Un accordo in zona Cesarini, oltretutto: il vertice doveva terminare il 9 dicembre, ma la sua fine è stata posticipata di oltre un giorno e mezzo a causa delle difficoltà nel raggiungere una posizione comune.

Con il protocollo di Kyoto in scadenza nel 2012, l'obiettivo principale delle discussioni del summit di Durban si è concentrato soprattutto sul futuro delle contromisure al riscaldamento globale.

I lunghi e complessi negoziati, in cui spesso i diplomatici hanno discusso parola per parola i documenti, hanno infine portato alla definizione di un percorso che mira a raggiungere un accordo globale sul clima nel 2015, accordo che sarà presumibilmente in vigore a partire dal 2020. Molto debole anche l'accordo sul Green Climate Fund, il fondo progettato per sostenere finanziariamente i Paesi in via di sviluppo, spesso i più duramente colpiti dalle conseguenze del cambiamento climatico, ad attuare interventi di adattamento e mitigazione.

Se molti osservatori hanno commentato che a Durban si è visto soprattuto il trionfo della diplomazia europea, la stessa Unione non è rimasta del tutto soddisfatta dall'esito dei negoziati.

"Si tratta di un buon risultato a cui deve seguire un'azione concreta" ha dichiarato il deputato europeo di centro sinistra Jo Leinen, presidente della delegazione parlamentare per il summit, riferendosi all'accordo che prevede di tagliare le emissioni di gas serra entro il 2020. "Abbiamo bisogno che tutti i Paesi vadano nella stessa direzione per firmare un accordo contro il cambiamento climatico entro il 2015".

"Se l'accordo internazionale sarà effettivo unicamente a partire dal 2020 - ricorda Leinen - l'obiettivo comune di limitare il surriscaldamento del pianeta entro 2 gradi sarà messo in grave pericolo".

 

La svolte verde della Cina

Ma dai palazzi del potere di Durban vengono anche ottime notizie: anche Stati Uniti, India e Cina, spesso individuati come i principali 'inquinatori' al mondo, hanno finalmente deciso di continuare la lotta al cambiamento climatico. 

"Mi congratulo con la Cina che ha mostrato che intende prendersi delle nuove responsabilità e giocare un nuovo ruolo nel mondo. Abbiamo bisogno di un maggiore impegno, perché ancora molto resta a fare" ha detto Karl-Heinz Florenz, deputato europeo di centro destra e vice-presidente della delegazione del Parlamento europeo a Durban.

 

Il Canada lascia il protocollo

Il tiepido ottimismo del dopo Durban ha ricevuto però un duro colpo: il Canada ha deciso di ritirarsi dal protocollo di Kyoto. E' il primo Paese al mondo ad aver preso una simile iniziativa. Non sono ancora stati specificati i tempi della sua fuoriscita, ma il motivo è chiaro: "Il protocollo di Kyoto sui cambiamenti climatici non funziona" ha detto il ministro dell'ambiente canadese Peter Kent. 

 

Durban - Italia, la reazione di Confeuro

Il presidente di Confeuro, Rocco Tiso, si dice "preoccupato" per il "nulla di fatto" con il quale si è conclusa la conferenza sudafricana.

"I governi dei Paesi più sviluppati - sottolinea Tiso - non sono riusciti a varare un accordo unitario, mentre la loro attenzione dovrebbe essere maggiormente rivolta alle gravi condizioni di salute della terra, che si sta avvicinando sempre più velocemente a cambiamenti irreversibili".

 

La crisi climatica in Italia: i dati di Coldiretti

"La conferma della necessità di agire subito per contrastare i cambiamenti climatici al centro della conferenza di Durban viene anche dal fatto che il 2011 in Italia si classifica al sesto posto tra gli anni più caldi da oltre due secoli". Lo sottolinea la Coldiretti, sulla base delle rilevazioni dell'Isac-Cnr, Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche di Bologna.

In Italia l'anno meteorologico 2011 ha fatto segnare temperature medie superiori di 0,88 gradi rispetto alla media di riferimento del periodo 1971-2000, andamento, osserva la Coldiretti, in linea con quanto avvenuto a livello globale, dove la temperatura media registrata è stata la decima più calda di sempre.

Inoltre il 2011, ha ricordato Coldiretti, è stato un anno segnato da eventi estremi, con frane ed alluvioni che hanno causato vittime e ingenti danni materiali, anche all'agricoltura.

"Le alte temperature registrate - afferma l'associazione agricola - evidenziano l'importanza di agire al più presto per contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici, che si fanno sentire con particolare intensità nelle campagne"

"L'impresa agricola - conclude la confederazione - deve interpretare il cambiamento ed i suoi effetti sui cicli delle colture, sulla gestione delle acque e sulla sicurezza del territorio".

Tratto da www.Agronotizie. com

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